Android 6.0 Marshmallow, tutte le novità (AGGIORNATO alla versione definitiva)

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È passato quasi un mese dal Google I/O, conferenza in cui, tra le altre cose, è stato presentato Android M (nome in codice MNC, cioè Macadamia Nut Cookie), ma il nome definitivo sarà sicuramente un altro (quella burlona Google ha lasciato trasparire un Milkshake); se non l’avete già fatto, partecipate al nostro sondaggio, per sapere quale preferite).
Alcune novità sono state svelate durante il keynote, altre sono emerse durante l’uso della Developer Preview rilasciata per Nexus 5, Nexus 6, Nexus 9 e Nexus Player (a breve anche per gli ultimi Sony XPeria).

Tra una decina di giorni vedrà la luce una nuova Preview, dove probabilmente troveremo altre novità, oltre gli affinamenti delle cose già presenti e all’implementazione di novità annunciate, ma non ancora presenti, (ad esempio Now on Tap) o attualmente in stato embrionale (come lo split screen o il tema adattativo, oppure il tasto per chiudere tutte le app recenti in un solo colpo). A fine luglio ci sarà l’ultima Developer Preview, che sarà molto vicina alla versione finale, che sarà rilasciata probabilmentre tra agosto e settembre (quindi non più a novembre/dicembre, contestualmente all’uscita dei nuovi Nexus, Google infatti parla di Q3 per il rilascio dell’SDK finale).

Android M, come vedrete continuando la lettura, non è solo un affinamento generale del lavoro iniziato con Lollipop; nell’interfaccia grafica, la fa ancora da padrone il Material Design, in questa release ancora più ricco di animazioni e con un nuovo launcher; sono state introdotte funzionalità richieste da tempo, l’OS è stato reso più smart integrando in modo profondo l’assistente Now; è stata migliorata l’autonomia (questa volta sembra davvero) e le memorie esterne avranno un supporto completo; Android Stock inoltre si completa di funzionalità presenti da sempre in altre ROM e diventa molto più personalizzabile, insomma, un firmware che può piacere ad un pubblico più vasto, oltre ai soli puristi.

Questo articolo raccoglierà tutte le novità trapelate finora e quelle future, tramite aggiornamenti che verranno scritti con l’uscita delle nuove preview.

Partiamo dalle novità più importanti, quelle che Google ha illustrato nella sua conferenza e tramite il portale sviluppatori.

App permission: (nuove funzioni dettagliate nella seconda parte dell’articolo, relativa alle ultime DP)
Con Android Lollipop e precedenti vengono concessi tutti i permessi che richiede un’app al momento dell’installazione, questi non possono essere negati singolarmente o revocati successivamente, quindi si è costretti a scegliere tra installare l’app, concedendogli fin da subito accesso a tutte le risorse che richiede, oppure rinunciare a scaricarla.
Con Android M la musica cambia. Per prima cosa è stato razionalizzato l’elenco delle risorse a cui le app possono accedere, sono presenti solo 8 macrocategorie: Contatti, Telefono, Calendario, Fotocamera, Posizione, Microfono, SMS e Sensori. Inoltre è stato adottato un modello simile a quello presente da sempre su iOS, i permessi vengono concessi solo al momento della richiesta della risorsa da parte dell’app, quindi non più uno sterile elenco durante l’installazione, sempre a discrezione dell’utente, che può anche negarlo. Per ogni app si avrà l’elenco delle risorse a cui accede, come ora, e si potrà decidere di negargli selettivamente i permessi in qualsiasi momento. Inoltre, per ogni risorsa, sarà disponibile l’elenco delle app che vi accedono e si potrà accedere velocemente alle informazioni dell’app e quindi ai permessi, anche dalle notifiche.
Ovviamente ci dovrà essere anche il lavoro da parte degli sviluppatori, che dovranno gestire le eccezioni che si creeranno nel momento in cui si nega un permesso necessario, ma questo non vuol dire che le app non aggiornate continueranno a fare i  loro comodi, la nuova gestione varrà per tutte le app, sia quelle aggiornate sia quelle che non gestiscono l’eventualità di un permesso negato. Google spera così di incentivare/obbligare gli sviluppatori ad adeguarsi, pena dover sorbire le lamentele degli utenti ogni volta che l’app crasha per un permesso negato.

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Web Experience:
Attualmente, aprendo un elemento web all’interno di un’app, se presente, verrà aperta una web view, altrimenti si aprirà Chrome, o un altro browser. Con Android M saranno disponibili le Chrome Custom Tabs, cioè delle schede Chrome implementate nativamente nell’app, personalizzate dallo sviluppatore, (con menù e animazioni personalizzate) come se fossero parte integrante di questa, con lo stesso look & feel, ma con tutta la potenza di Chrome, quindi auto-riempimento, auto-login, salvataggio delle password e multiprocessing. Inoltre, app e custom tab condivideranno cookie e informazioni.
Chrome sarà anche in grado di riconoscere la velocità della connessione in modo da alleggerire proporzionalmente le pagine web.

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App Links: (nuove funzioni dettagliate nella seconda parte dell’articolo, relativa alle ultime DP)
Ogni volta che si aprono link particolari, ad esempio quelli di Twitter, Android chiede con quale app aprirli. Con M invece verrà aperta direttamente l’app di riferimento, senza passare per il popup di scelta. Ovviamente questo richiederà un piccolo adattamento da parte dei developer, sia lato app che lato server. All’utente rimarrà comunque la possibilità di vedere quali link supporta un’app per l’apertura diretta ed eventualmente disattivare quest’ultima, così da far apparire il classico prompt e scegliere un’app alternativa.

Pagamenti in mobilità e Android Pay:
Google Wallet perde le sue funzionalità di piattaforma di pagamenti, cedendo il passo ad Android Pay. Android Pay si compone di una serie di strumenti che permettono il pagamento attraverso POS NFC senza aprire alcuna app (tap to pay), API da integrare nelle app per abilitare il pagamento tramite Pay, quindi senza inserire numeri di carte di credito e ovviamente sarà un archivio per le stesse.
Durante le transazioni verrà utilizzato un token temporaneo, in modo da non divulgare gli estremi delle carte e sarà possibile utilizzare diversi sistemi di sicurezza, tra cui il classico PIN e l’impronta digitale.
È già compatibile con i principali circuiti di pagamento e ci sono già accordi con banche e store. Purtroppo sarà inizialmente limitato agli USA, ma la buona notizia è che non sarà esclusiva di Android M (in cui sarà inserito nativamente), ma verrà reso disponibile anche per KitKat e Lollipop.

Supporto nativo ai lettori di impronte digitali: (nuove funzioni dettagliate nella seconda parte dell’articolo, relativa alle ultime DP)
Finalmente Android supporterà nativamente i lettori di impronte digitali, quindi senza costringere i produttori ad implementarne una propria versione.
Questo non solo permetterà di sbloccare in sicurezza il device, ma anche di effettuare acquisti sia tramite Android Pay che nel Play Store e per autenticarsi nelle app.
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Power and Charging:
In Android M ci saranno un paio di nuove feature che permetteranno di guadagnare qualcosa in termini di autonomia, queste sono Doze e App standby.
Con Lollipop era stato introdotto il Project Volta, un’API che avrebbe permesso agli sviluppatori di rendere le app battery friendly, evidentemente questi non hanno recepito, per cui Google ha deciso di fare da sè.
Doze è un nuovo stadio di sospensione in cui entrerà lo smartphone quando non è in uso, cioè quando i sensori non rilevano movimenti e lo schermo è spento e nello stesso tempo scollegato dalla rete elettrica. Con il terminale in modalità Doze, questo entra in uno stadio di sospensione profonda, da cui ne uscirà solo in determinate condizioni e ad intervalli regolari, per permettere comunque la sincronizzazione delle app e l’esecuzione delle operazioni in attesa. In Doze verrà disattivato l’accesso alla rete, a meno che un’app non riceva una notifica ad alta priorità tramite GCM (Google Cloud Messaging ndr) e verrà disattivata la scansione delle reti wifi; verranno ignorati tutti i wake lock; verranno disattivate tutte le sveglie, tranne quelle impostate col metodo setAlarmClock() e verranno interrotte sincronizzazioni e task.
Ovviamente, appena una delle condizioni (display spento, funzionamento a batteria e device stazionario) viene meno, il device esce dalla modalità Doze e riprende sincronizzazioni e lavori sospesi.
App standby, invece, determina quelle app che non vengono utilizzate dall’utente e quindi le pone in uno stato di sospensione, a prescindere dallo stato del terminale. Questo stadio viene meno quando l’app sarà avviata dall’utente, oppure ha un’activity in foreground o quando genera notifiche visibili.
Alle app in questo stadio è negata la possibilità di sincronizzarsi, di eseguire task e di accedere alla rete. Le stesse potranno ritornare a fare tutto questo solo quando il terminale è in carica o comunque solo una volta al giorno.
Si potranno anche scegliere le app a cui non devono essere applicate queste ottimizzazioni e quindi queste funzioneranno normalmente.
Con Android M viene anche introdotto il supporto ad USB Type C, che permetterà anche di ricaricare fino a 3 volte più velocemente i devices che l’adotteranno, oltre a trasferimenti dati più veloci e connettore reversibile.

doze

Google Now on Tap:
In M, Now non sarà un semplice assistente da consultare attraverso la sua scheda o a cui dare ordini o richiedere informazioni tramite i comandi vocali; questo sarà profondamente integrato nell’OS e permetterà di ricevere informazioni in maniera contestuale e capire in anticipo cosa stiamo per cercare.
Now sarà in grado di fornirci informazioni in base all’orario e al luogo in cui ci troviamo e addirittura in base all’app che stiamo utilizzando o a quello che stiamo facendo in quel momento. Ad esempio, se stiamo ascoltando una canzone, è possibile chiedere l’anno in cui è stata registrata o il vero nome dell’artista (per l’integrazione dei comandi vocali nelle app, i developer dovranno adattarle integrando le Assist API, che permetteranno comunque allo sviluppatore di inibire l’accesso a determinate informazioni). Si potranno fare ricerche vocali senza mai lasciare l’app che si sta usando e ricevere informazioni in base al contenuto visualizzato, ad esempio, se stiamo visualizzando una mail che parla di un film, basterà richiamare Now on Tap attraverso una pressione prolungata sul tasto home e questo mostrerà delle card con la recensione del film, il trailer e altre informazioni; oppure se stiamo messaggiando con una persona e questa ci invita a cena in un ristorante, Now ci darà informazioni su quel ristorante e la possibilità di prenotare un tavolo o impostare un promemoria. Questi ultimi casi non hanno bisogno di particolari accorgimenti da parte dei developer, ma funzioneranno da subito con qualsiasi app.

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Google Foto:
Questa app non può propriamente essere considerata una novità di Android M, poichè la nuova galleria fotografica targata Google è già disponibile per tutti sul Play Store e sull’AppStore, oltre che in Lollipop Stock è diventata automaticamente la galleria nativa, poichè Google aveva già posizionato un placeholder nel firmware, in attesa del rilascio definitivo (quindi appena uscito Google Foto, Google+ è stato aggiornato per rimuovere Google+ Foto e Google Foto è stato rilasciato come aggiornamento del placeholder). Comunque M è la versione di Android che adotta questo gestore foto in maniera nativa fin dal day one.
Foto eredita gran parte delle caratteristiche da Google+ Foto, ma divorzia definitivamente dal social network di Big G. L’app offre la classica organizzazione delle foto in maniera cronologica, permettendo di modificare i lassi di tempo da visualizzare tramite dei pinch e la possibilità di visualizzare immagini per cartelle, integra inoltre una serie di gesture per renderne l’utilizzo più intuitivo. Il backup automatico è stato potenziato, si appoggia esclusivamente a Google Drive ed ha una propria pagina web, separata da G+; permette l’upload di immagini fino a 16MP e di video FullHD senza consumare quote di spazio e questo viene gestito dal Play Services.
Presenta un nuovo assistente che prende il posto di Auto Awesome e che permette di migliorare le foto, applicare effetti, creare sequenze di immagini, collage, animazioni e foto-storie in maniera automatica o a richiesta, oltre a dare informazioni, ad esempio sullo stato del backup. Presenta i soliti elementi di fotoritocco, ereditati da G+ Foto e Snapseed e per effetti più complessi permette di aprire le immagini direttamente in quest’ultimo.
L’elemento che la diversifica da tutte le app del genere in circolazione è la capacità di catalogare automaticamente le immagini in base ai soggetti, agli oggetti e ai luoghi presenti, grazie alla rete neurale di Google. Basterà ricercare parole come “Fiori”, “Cibo” o “Tramonto” che Foto ci presenterà tutte le immagini che abbiamo scattato con questi oggetti. Ovviamente è anche in grado di riconoscere le persone presenti nelle foto, quindi basterà cercare il loro nome per vedere tutte le loro foto, ma per ora questa funzionalità è limitata agli Stati Uniti, forse per motivi di privacy.
Anche la condivisione è stata potenziata, permettendo di generare un link con le immagini che si vogliono condividere, di cui si avrà sempre il pieno controllo.

Adoptable Storage Devices e OTG:
Una memoria esterna, ad esempio una microSD potrà essere utilizzata come memoria principale, in seguito a questa scelta, infatti, la microSD verrà formattata e crittografata proprio come se fosse memoria interna e le app potranno essere installate o spostate in questa, con relative cartelle dati, in maniera totalmente trasparente rispetto alle app e all’utente.
È stato inoltre inserito il supporto nativo all’OTG, con tanto di mount volumi e file manager per esplorarne il contenuto.

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Gestione dei volumi:
In M i volumi possono essere gestiti separatamente, da qualsiasi schermata. Azionando il bilanciere del volume, apparirà il classico slider del volume di sistema, ma con in più una freccia, che se toccata espande il popup volume visualizzando anche gli slider per regolare il volume delle sveglie e degli elementi multimediali.
volumi

Selezione del testo:
La selezione del testo è stata migliorata, selezionando la prima parola, sarà possibile espanderla parola per parola, tornando indietro col cursore, invece, questa si modificherà lettera per lettera, aumentando così la precisione. Inoltre le operazioni più comuni, come Copia, Taglia e Incolla possono essere visualizate in un menù fluttuante sopra il testo selezionato, anzichè nella barra contestuale, come avviene in iOS.

selezione_testo

(Clicca sull’immagine per visualizzare l’animazione)

APK Validation:
Nelle attuali release, durante l’installazione di un’app, il gestore apk controlla esclusivamente che i file contenuti corrispondano effettivamente a quelli dichiarati nel Manifest (controllandone la firma) per evitare che eventuali file vengano modificati, ad esempio per diffondere malware, considerando comunque valido l’apk se qualche file fosse mancante. Con Android M invece è necessario che siano presenti tutti i file dichiarati, oltre che questi non siano stati modificati, altrimenti l’installazione non va a buon fine.

Android for Work:
Questo è stato presentato con Lollipop, in M si arricchisce della possibilità di visualizzare i contatti “lavorativi” in un contesto personale, ad esempio nell’elenco ‘chiamate recenti’. Inoltre le configurazioni WiFi inserite dall’autore del profilo verranno rimosse alla cancellazione del profilo lavorativo, mentre quelle inserite dal proprietario del dispositivo non potranno essere modificate o cancellate dall’utente.
Il proprietario del dispositivo potrà anche abilitare o disabilitare determinati aspetti dell’OS, come la status bar, incluse le notifiche e quick settings; l’avvio sicuro e lo spegnimento del display quando il dispositivo è in carica; potrà installare o disinstallare app in maniera silenziosa; controllare l’accesso ai certificati e la gestione degli aggornamenti di sistema, facendoli installare automaticamente, oppure impedire che sia l’utilizzatore ad installarli.
I proprietari di profili o di dispositivi possono abilitare o disabilitare il factory reset di livello enterprise, richiedendo o meno l’account Google al momento del ripristino; richiedere le statistiche di utilizzo dati; lasciare la gestione dei permessi delle app in mano all’utilizzatore/lavoratore, oppure negare o concedere permessi in modo silente.
Infine le VPN ora sono visibili nelle impostazioni e ci saranno notifiche dedicate, inoltre, quando è in esecuzione un’app nel profilo lavoro, ci sarà una notifica che lo indicherà.

Backup automatico per le app e per le impostazioni:
Le release di  Android finora rilasciate salvano nei backup soltanto un riferimento alle app installate, quindi in seguito ad un ripristino, alla reinstallazione dell’app o all’acquisto di un nuovo device si limitano esclusivamente a reinstallare l’app. Con Android M invece è presente una funzione di backup automatico che salva su Drive (limitatamente a 25MB per app, senza occupare la quota dell’utente) anche i dati delle app installate, ogni 24 ore, con device in idle, in carica e connesso ad una rete WiFi. In questo modo, ripristinando il device, reinstallando l’app o inserendo il nostro account su un nuovo dispositivo, non solo ritroveremo le nostre app, ma avremo anche tutti i dati e le configurazioni a disposizione, così come le avevamo lasciate l’ultima volta. Cancellando l’account Google verranno ovviamente cancellati anche tutti i dati app. Tutte le app compilate, selezionando come target M, godranno di questa funzione, senza lavoro aggiuntivo da parte dello sviluppatore, il quale avrà comunque una serie di metodi per poter salvare nel backup solo determinate cose (per rientrare quindi nei 25MB).

Condivisione diretta:
Nel menù condivisione sarà possibile visualizzare direttamente i contatti con cui è possibile condividere un determinato contenuto, insieme alla relativa app con cui verrà effettuata la condivisione, riducendo così i passaggi da effettuare. Ad esempio, se vogliamo condividere un’app dal Play Store, il menù condivisione, oltre a visualizzare il solito elenco app, visualizzerà anche i contatti, abbinati alle app che veicoleranno il contenuto, ad esempio mail, Hangouts o Telegram. L’elenco condivisione sarà anche molto più compatto e sfrutterà meglio lo spazio a disposizione, in modo da poter visualizzare molti più elementi (sparirà la lista di app in ordine alfabetico).

condivisione condivisione2

 

Interazione vocale:
In Android M sarà possibile interagire con la voce in vari modi. Uno è quello “classico”, già illustrato, che si avvale di Google Now e le nuove Assist API per ricevere informazioni contestualizzate ed eseguire determinati compiti, l’altro invece si avvarrà delle Voice Actions API per eseguire azioni all’interno di un’app tramite la voce, anzichè il classico tocco e delle Voice Interactions API, che invece serviranno a rendere i comandi vocali interattivi. Ad esempio si potrà chiedere al lettore musicale “Riproduci della musica” (qui stanno entrando in gioco le Voice Actions API) e il device potrà rispondere “Di che genere?” (grazie alle Voice Interactions API); oppure chiedere, nell’ambito della domotica, visto che con Android M ha esordito anche Brillo (l’OS basato su Android per l’Internet of Things e la domotica), “Ok Google, accendi le luci” e Now potrà replicare “In quale stanza?” e si preparerà a recepire il comando successivo.
C’è anche un nuovo comando vocale che permette di entrare in risparmio energetico.

Supporto nativo alle stylus Bluetooth:
Introdotto il supporto nativo alle stylus Bluetooth, questo significa che in M, quando viene accoppiata e attivata una stilo compatibile, i dati di posizione provenienti dal touchscreen potranno essere combinati con quelli relativi alla pressione di scrittura e con l’utilizzo di eventuali tasti fisici della stilo per fornire un più ampio range di espressioni, rispetto al solo touchscreen. Ovviamente i developer hanno già delle API a disposizione per poter adattare le loro app (ad esempio quelle di note o di disegno) al loro uso.

Nuove feature per la fotocamera:
Con Android M, il flash potrà essere utilizzato come torcia, senza attivare contestualmente la fotocamera. Ovviamente, se la risorsa camera sarà richiesta da un’altra app, quella che ha preso il controllo del flash, dovrà rilasciarlo.
Per migliorare ulteriormente le foto scattate, le API Camera2 sono state ampliate per supportare lo spazio colore YUV, che dovrebbe rendere le immagini più vicine alla visione umana, riducendo gli errori di trasmissione e gli artefatti di compressione e nuovi formati di rielaborazione.

Altro:
Con M abbiamo anche una scansione da parte delle app di dispositivi Bluetooth Low Energy migliorata, in questo modo ci sarà un minore dispendio di energia, oltre al supporto del profilo rSAP, utilizzato soprattutto nei sistemi di infotainment dei veicoli; un nuovo Hotspot 2.0 r1 che permette di usare anche la banda da 5GHz su hardware compatibile (per ora solo Nexus 6 e Nexus 9); il supporto nativo alla risoluzione 4K, cioè, se è disponibile hardware compatibile, le app potranno richiedere di renderizzare i contenuti in 4K (ma non l’interfaccia, per evitare cali di prestazioni); supporto al protocollo MIDI per collegare hardware compatibile e miglioramenti per l’elaborazione dei segnali digitali, per quel che riguarda l’audio.

Finite le novità diffuse direttamente da Google, che lasciano intendere che M sarà tutt’altro che un aggiornamento minore, veniamo ora a quelle trapelate dall’analisi della Developer Preview.

Nuovo tema “Dark”: (fare riferimento alla seconda parte dell’articolo, relativa alle nuove DP)
Con il Material Design, Google ha virato dal tema scuro di Holo ad uno che usa prevalentemente colori chiari. Questo può risultare fastidioso in ambienti scuri o in presenza di display AMOLED. In M è presente anche un tema scuro, attualmente attivabile solo attraverso le Opzioni Sviluppatore e limitato alla pagina di impostazioni (cioè solo le pagine di queste passeranno dal fondo bianco ad uno scuro, sulle altre app non avrà alcun effetto).
C’è anche un’altra impostazione, ‘Automatico’, che però attualmente non funziona, plausibilmente potrebbe switchare dal tema chiaro a quello scuro in base all’orario, oppure alla luminosità ambientale.

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Possibilità di personalizzare i toggle dei quick settings: (nuove funzioni dettagliate nella seconda parte dell’articolo, relativa alle ultime DP)
Sempre nelle Opzioni Sviluppatore è possibile abilitare System UI Tuner. Fatto questo, nelle Impostazioni apparità un nuovo menù che permetterà di disporre a nostro piacimento i toggle nella tendina dei quick settings. Ovviamente si potranno anche eliminare quelli che non servono, oppure aggiungerne di altri, limitatamente a quelli resi disponibili dal sistema operativo (per ora). Se qualcosa andrà storto, si potrà sempre ritornare alla situazione di default.

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Nuovo launcher stock: (nuove funzioni dettagliate nella seconda parte dell’articolo, relativa alle ultime DP)
Come saprete, da KitKat, Google ha scelto di abbandonare il launcher AOSP in favore del Google Now Launcher o Google Experience Launcher (da noi ‘Avvio Applicazioni Google’). Con Lollipop questo si è arricchito di un nuovo drawer a card, nuove animazioni e nuove cartelle. In M ci sarà un salto nel passato (o una maggiore ispirazione dalla Sense, interfaccia da cui il Material Design di Google ha preso molto).
Il drawer cambia radicalmente, addio allo scorrimento orizzontale in favore di quello verticale, (che potrà essere velocizzato attraverso lo slider laterale, come nelle altre liste) con app raggruppate in ordine alfabetico. Inoltre nella parte alta è presente una barra di ricerca per le app installate e i collegamenti alle quattro app utilizzate più frequentemente.
Altro elemento che cambia è il widget picker, anche questo passa allo scorrimento verticale e raggruppa i widget per app.
Anche la home si arricchisce di nuove funzionalità. Sarà possibile disinstallare le app direttamente da questa, senza andare nel drawer o nelle impostazioni e la barra di ricerca Google presenterà anche qui le quattro app più utilizzate. Le cartelle non sono più limitate a soli 16 elementi, ma ne potranno ospitare infiniti, infatti verranno create varie pagine, da scorrere in maniera….orizzontale (già, non verticale come tutto il resto, ma alla vecchia maniera). Ci saranno anche nuove animazioni per l’apertura delle app.

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Nuovo gestore RAM: (nuove funzioni dettagliate nella seconda parte dell’articolo, relativa alle ultime DP)
In Android M dovrebbe essere stato definitivamente risolto il problema del memory leak, presente in Lollipop e c’è stata anche un’ottimizzazione generale dell’uso della RAM, nell’ottica di un minore impegno di risorse e di un maggiore risparmio energetico.
È stata rinnovata anche l’interfaccia che permette di visualizzare l’uso della memoria (ora anche più lunga da raggiungere: Impostazioni->App->Avanzate->Memoria). Questa visualizza in alto una barra con la quantità di RAM impegnata e un voto che indica le performance (Buono, ad esempio). Nella parte bassa invece troviamo le app che sono in memoria, dalla più dispendiosa a quella meno impegnativa, con relativo grafico che indica l’uso attuale di memoria e quello medio.

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Ottimizzazioni per schermi di grandi dimensioni e multiwindow: (fare riferimento alla seconda parte dell’articolo per il multi-window)
In M finalmente iniziano a fare la loro comparsa delle ottimizzazioni per schermi grandi.
Sui tablet sarà possibile richiamare la tendina delle notifiche da qualsiasi posizione nella status bar e questa si aprirà dove è stata richiamata. In modalità landscape, la tastiera stock separa i tasti in modo da posizionarli vicino ai bordi ed essere quindi usata agevolmente con i pollici.
La novità forse più attesa è il multiwindow o splitscreen. Se ne parlò all’uscita di Lollipop, ci furono anche dei mockup ufficiosi, ma alla fine non se ne fece nulla. In M sembra che finalmente farà la sua comparsa. Nella prima developer preview è presente, ma non attivabile, a meno di non modificare un file di sistema, in questo modo apparirà magicamente uno switch nelle ‘Opzioni Sviluppatore’ che permetterà di attivarlo.
Per ora è ad uno stato embrionale; sostanzialmente, aprendo il menù delle app recenti, sarà presente un tasto che permette di posizionare due app in primo piano, dividendo lo schermo in due.

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Nuova modalità “Non disturbare”:
In Lollipop, attraverso il popup della regolazione volume, è possibile bloccare le interruzioni in due modi diversi, cioè non consentendo alcuna interruzione, oppure lasciando attive solo quelle con priorità, ad esempio le chiamate e gli SMS (o altre app da noi scelte); ovviamente c’è anche la terza modalità che lascia tutte le interruzioni attive. In M la gestione delle interruzioni è stata semplificata, riunendo il tutto sotto “Non disturbare”. In più fa di nuovo la comparsa una sorta di modalità “silenzioso” (in Lollipop rimane comunque attiva la vibrazione, a meno di non bloccare tutte le interruzioni): in “vibrazione”, abbassando ulteriormente il volume, il device entrerà in modalità “Non disturbare” con sveglie attive. Inoltre, la gestione di questa modalità è stata spostata (ad eccezione di questa sorta di silenzioso) dal popup del volume ai quick settings, dove sarà possibile silenziare completamente il dispositivo, lasciare attive solo le sveglie, oppure consentire solo le interruzioni con priorità (dove si potrà stabilire cosa ha priorità, come in Lollipop, con l’aggiunta di poter consentire al telefono di squillare se una persona chiama due volte nell’arco di 15 minuti), il tutto con le solite impostazioni per stabilirne la durata e nuove regole “automatiche”. Sarà infatti possibile creare delle regole in modo da far attivare automaticamente il DND (Do Not Disturb, Non disturbare ndr). Ad esempio si potrà creare una regola che attiva il DND con le sole sveglie attive tutte le notti, a partire da un certo orario, fino ad un ora X tranne il sabato sera; oppure un’altra che nel weekend lascia attive solo le interruzioni con priorità; oppure bloccare tutte le interruzioni durante le riunioni di lavoro (estrapolandone gli eventi dal calendario). Insomma, in Android M non hanno semplicemente rinominato e spostato il DND, ma l’hanno reso molto più smart.

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Nuove app Telefono (dialer) e Contatti: (nuove funzioni dettagliate nella seconda parte dell’articolo, relativa alle ultime DP)
Il dialer in M è stato aggiornato, mostrando una nuova interfaccia, che gestisce in modo più efficiente lo spazio e che permette di essere più usabile. La card dell’ultima chiamata (effettuata o ricevuta) sparisce, lasciando spazio alla sola barra di ricerca e le schede sottostanti, (Preferiti, che prende il posto di Composizione Rapida, Recenti e Contatti) che perdono i titoli in favore delle icone. Inoltre, andando nella scheda contatti, il tasto fluttuante permette di aggiungere un nuovo contatto, senza lasciare il dialer (in Lollipop invece apre sempre il tastierino numerico, decisamente senza senso). Nei ‘recenti’, tappando su una chiamata, verranno mostrate tutte le operazioni eseguibili, (ad esempio per aggiungere il numero ai contatti, per vederne i dettagli o mandare un SMS) lasciando in prima funzione il solo tasto per chiamare. Anche le impostazioni del dialer sono state modificate, razionalizzandone le voci.
Per quello che riguarda l’app Contatti, sono finalmente possibili le azioni di gruppo, tenendo premuto su di un contatto, appariranno infatti delle caselle di spunta con cui sarà possibile selezionare più contatti ed in seguito unirli, cancellarli o condividerli.

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Nuova calcolatrice:
Apparentemente, la calcolatrice stock sembra sia rimasta invariata, ha la stessa interfaccia e le stesse funzioni presenti in quella di Lollipop, fatta eccezione per la possibilità di copiare e incollare nel campo di testo, aumentare o ridurre le cifre decimali da visualizzare tramite swipe e l’aggiunta delle funzioni trigonometriche inverse e relative modalità DEG e RAD, prima assenti; insomma, una calcolatrice stock molto più usabile come calcolatrice scientifica.
Sotto il cofano invece cambia tutto. La calcolatrice di Lollipop usa un’aritmetica in virgola mobile, questa, in determinati contesti, la rende molto imprecisa, generando anche degli errori di calcolo macroscopici quando entrano in gioco numeri decimali molto piccoli o molto grandi. Ad esempio, provando a calcolare 2^34 e visualizzando il risultato premendo su “=”, quando a questo risultato si va a sottrarre 2^34, cioè la stessa quantità, non verrà 0, come dovrebbe essere, ma 816, questo perchè durante la “conversione” in virgola mobile, per poter visualizzare il risultato, si perdono informazioni invece necessarie. Per ovviare a questi ed altri problemi, il codice alla base della calcolatrice è stato completamente riscritto e questa non fa più uso di un’aritmetica in virgola mobile.

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Recovery:
La Recovery stock di Android è sempre stata molto scarna di opzioni, motivo per cui, in caso di sblocco del bootloader e per attivare il root, si fa sempre ricorso a Recovery modificate. In M anche la recovery si arricchisce di nuove funzionalità.
Sarà possibile applicare aggiornamenti da file opportunamente salvati nella microSD, senza quindi dover ricorrere al sideload tramite ADB (che è sempre presente); si potrà inoltre montare la partizione di sistema, magari per motivi di debug e visualizzare i log di sistema.

Altro: (nuove funzioni dettagliate nella seconda parte dell’articolo, relativa alle ultime DP)
Con M c’è la possibilità di accedere alle informazioni dell’app, dalla sua pagina di impostazioni notifiche, quindi dalle notifiche (in Lollipop è necessario avere le Opzioni Sviluppatore attive). Le Impostazioni Google, che diventano semplicemente “Google”, ora sono raggiungibili attraverso le impostazioni di sistema, senza avere la doppia icona nel drawer, segno della sempre maggiore integrazione di Google in Android. Novità anche nella lockscreen, la scorciatoia che apre il dialer in Lollipop è stata sostituita da quella che avvia Google Now. I device bluetooth “fissi” e con posizione conosciuta miglioreranno la localizzazione del dispositivo, infatti il Bluetooth si aggiunge al wifi nelle impostazioni di localizzazione. Finalmente le notifiche HeadsUp possono essere disattivate, sia globalmente che app per app, ma questo non reintrodurrà il notification ticker presente fino a KitKat (Google l’ha ribadito, forse implementeranno qualcosa di nuovo in N). Le pagine dedicate alle varie app sono state razionalizzate in modo da includere tutti i nuovi controlli, come la gestione notifiche, i permessi e l’apertura diretta dei link supportati; si potranno anche visualizzare le app di default, ad esempio il browser o il dialer predefinito. Saranno disponibili le scorciatoie da tastiera fisica (ad esempio una tastiera Bluetooth) come Annulla o Ripeti (CTRL+Z e CTRL+Shift+Z). Sui device compatibili (per ora il solo Nexus 9) sarà possibile disabilitare il Tap to Wake. Determinati suoni di sistema (come quello del tastierino telefonico o il suono di inizio carica) potranno essere disattivati selettivamente.
Sono presenti anche nuove icone di sistema, come quella del Bluetooth in pieno stile Material nel menù condivisione e gli sviluppatori potranno scegliere la variante scura delle icone nella status bar per renderle visibili in presenza di barra traslucida e fondi chiari.
In Android TV è stato aggiunto il supporto alle memorie esterne (ad esempio USB) utilizzate come archivio per le app e per i loro dati (quindi non solo come archivio per i file) e allo streaming audio ai dispositivi Bluetooth A2DP.

Per ora le novità finiscono qui, ma in realtà sono tutt’altro che finite, ad esempio già si sa che System UI Tuner non sarà limitato alla sola modifica della tendina dei quick settings, ma permetterà di personalizzare in vario modo l’interfaccia grafica; nella preview in uscita, un ingegnere Google, ha confermato ad un utente che in questo menù potrà essere abilitata la visualizzazione della percentuale della batteria (presente da KitKat, usabile da Lollipop, ma da abilitare con app di terze parti, in questi casi).
Come già detto, l’articolo verrà aggiornato con le novità che verranno fuori con le prossime preview e i prossimi SDK, quindi tornate tra una quindicina di giorni 😉

 


Seconda parte

Come promesso, mi accingo ad aggiornare questo articolo. È passato un po’ di tempo (più dei 15 giorni promessi), ma le novità non sono state così corpose come quelle della prima Developer Preview, inoltre alcune cose sono state riviste (troverete infatti del testo barrato nella prima parte), così ho preferito aspettare anche l’uscita dell’ultima, la terza, che ha portato anche la finalizzazione dell’SDK, il nome e la versione ufficiale: Android 6.0 Marshmallow.

System UI Tuner:
Come premesso a fine giugno, il System UI Tuner è stato arricchito di nuove funzioni.
Ora è possibile inserire la percentuale della batteria direttamente nell’icona della status bar; inoltre si possono scegliere le icone da visualizzare (o nascondere) in quest’ultima.
È presente anche una modalità Demo, che visualizza delle icone “piene” (ad esempio WiFi e rete al 100%, anche in caso di SIM assente), nasconde le icone delle notifiche e mostra un orario predefinito (5:20 nella seconda Developer Preview, giochetto di Google per far intendere che la versione di M sarebbe stata la 5.2; 6:00 nella terza DP); funzione utile agli sviluppatori quando devono effettuare screenshot.
A partire dalla DP3 è stato anche cambiato il modo per accedervi. Non è più presente un toggle nelle Opzioni Sviluppatore per attivarlo (comunque queste devono essere state abilitate attraverso il noto easter egg, 7 tap sul numero di BUILD), ma bisogna esercitare un tap prolungato sulla scorciatoia Impostazioni (la ruota di ingranaggio) presente nella tendina dei toggle rapidi; fatto questo l’icona della scorciatoia cambierà e nelle Impostazioni si potranno fare tutte le modifiche che rende disponibili questo strumento.
Tutto questo perchè Google ribadisce che UI Tuner è ancora in fase sperimentale e quindi non vuole renderlo immediatamente disponibile. Comunque rimane stabile e perfettamente funzionante, è considerato sperimentale perchè in futuro potrebbe subire modifiche profonde o essere rimosso, del tutto o solo alcune opzioni.

Launcher Stock:
Questo è ulteriormente cambiato, lo scorrimento verticale nel drawer è rimasto, ma Google è tornata sui suoi passi proponendo di nuovo una griglia più convenzionale per visualizzare le icone, eliminando il raggruppamento alfabetico (rimane l’ordine ovviamente). Il risultato è un drawer più compatto, comunque navigabile velocemente, visto che rimane lo scroll rapido, che si arricchisce anche di una nuova animazione “pop”, viene evidenziata la prima app di ogni lettera (dalla DP3).
Altra novità nel drawer è la barra di ricerca separata dalla scheda app.
Per quanto riguarda il picker dei widget, anche questo si arricchisce dello scroll rapido tramite scrollbar.
Con la DP2 è stata resa disponibile la possibilità di visualizzare il lancher in landscape anche sugli smartphone, opzione eliminata nella DP3. Comunque questo è fortemente dipendente dall’app Google, quindi può essere modificato drasticamente anche in futuro.
launcher

Gestore RAM:
Questo ha subito ulteriori cambiamenti, ora visualizza una schermata riassuntiva, in cui viene mostrato l’uso medio della RAM e si può scegliere l’intervallo temporale. Dalla schermata riassuntiva, si può poi accedere al dettaglio delle singole app, dove sparisce l’indicatore del massimo uso di memoria che ha fatto un’app e rimane solo quello medio, sempre visualizzabile in vari intervalli temporali.
Inoltre ora è stato separato dalle Impostazioni delle app, quindi è raggiungibile direttamente (c’erano state molte lamentele per via della posizione scomoda e lunga da raggiungere).
memory_usage

Dialer:
Il dialer stock si arricchisce di un nuovo tab che permette di gestire i messaggi presenti nella segreteria telefonica fornita dall’operatore. Si possono infatti ascoltare, rispondere o cancellare, senza lasciare il dialer.
Ovviamente c’è bisogno del supporto da parte dell’operatore, senza di questo il tab non viene neanche visualizzato.
Ad ora è noto il supporto (segreteria già pienamente funzionante) di Orange France, T-Mobile US e ovviamente Google Fi.
Un’altra novità imporantissima è quella che riguarda il comportamento del dialer quando si effettuano chiamate di emergenza. Questo sarà in grado di visualizzare il nome del centro di emergenza locale con cui si è stati messi in contatto e inoltre visualizzerà una mappa con la nostra posizione attuale, in modo da aiutare a fornire informazioni il più dettagliate possibili. Questa nuova funzionalità è sicuramente funzionante col 911 statunitense, ma è molto probabile che venga estesa a tutti i numeri di emergenza registrati (ci sono riscontri del suo funzionamento anche in Pakistan col 115).

Dialer dialer_2

Gestione dei permessi e lettore di impronte digitali:
Piccole modifiche anche in quella che è forse la novità più grande di Marshmallow, la gestione granulare dei permessi.
A partire dalla DP2, le app non possono più scrivere o leggere dati all’infuori della propria area, questo vuol dire che ci sarà bisogno del permesso esplicito da parte dell’utente per poter accedere alle varie cartelle presenti in archivio (ad esempio un player musicale avrà bisogno del vostro permesso per accedere alla cartella Music). Anche il computer non può accedere direttamente alla memoria quando collegato via USB, solo in seguito al permesso esplicito (senza permesso carica solamente la batteria del device). Questa modifica non fa altro che aumentare notevolmente la sicurezza dell’OS. Inoltre anche le app di sistema preinstallate non potranno avere tutti i permessi attivi, ma dovranno richiederli esplicitamente all’utente in fase di esecuzione.
Dalla DP3 è necessario il permesso esplicito (Localizzazione) per effettuare una scansione delle reti WiFi e dei dispositivi Bluetooth ai fini della localizzazione, se lo sviluppatore ha scelto come target le API 23 o successive. In caso di target limitato alle API 22 o precedenti non è necessario richiedere il permesso, ma la scansione non può avvenire in backgroud. Anche la lettura degli indirizzi MAC dei dispositivi remoti (Bluetooth o WiFi) necessita del permesso di localizzazione (precisa o approssimata).
In questa release le API per l’accesso agli account sono stati spostate nell’ambito Contatti, di conseguenza ne ereditano il livello di protezione, che è impostato su massimo, quindi bisogna richiedere il permesso esplicito per accedere ai Contatti (di cui ora fanno parte anche gli account).
La pagina di gestione dei permessi è stata inoltre rivista e migliorata e gli sviluppatori hanno a disposizione un metodo (inteso come costrutto) per poter spiegare all’utente il motivo della necessità di avere un permesso negato in precedenza.
Sempre in questo ambito, non sarà più richiesto il permesso esplicito per accedere al sensore di impronte digitali, poichè è stato abbassato il livello di protezione a Normal. Ovviamente questa modifica si riferisce al solo accesso al lettore per fini di autenticazione, non sarà permesso alle app di accedere alla parte “amministrativa”.
Sono state anche migliorate le API per l’accesso al sensore, per migliorare la segnalazione degli errori, la registrazione delle impronte e l’affidabilità.

Gestione App:
Vari ritocchi estetici e nei menù che migliorano la gestione delle app (ora in un menù separato dal gestore RAM). Inserite le autorizzazioni per eseguire contenuti al di sopra ad altre app e per modificare le impostazioni di sistema.
Anche la sezione relativa ai link apribili dalle app ha subito qualche modifica, permettendo la scelta di negare sempre l’apertura di un link da parte di un’app o di visualizzare sempre il prompt di richiesta oltre a permettere sempre l’apertura.

Boot Animation:
Che dire di questa, beh, godetevela 😀 (ovviamente parliamo sempre di Android Stock, quindi questa animazione la ritroveremo solo sui Nexus).

boot_animation

(Clicca sull’immagine per visualizzare l’animazione)

Google Translate:
Questa nota Google App è profondamente integrata in Marshmallow. Questo porta dei vantaggi abbastanza tangibili, infatti il menù contestuale, che appare alla selezione del testo, si arricchisce della voce Traduci, che richiama una finestra popup con la traduzione, dalla quale si può anche sostituire rapidamente il testo tradotto con la traduzione.

translate_1 translate_2

Altro:
Possibilità di cancellare gli screenshot eseguiti direttamente dalla notifica; sparita la possibilità di selezionare il tema scuro o settarlo in maniera automatica (ma il codice è ancora presente, quindi potrebbe debuttare con la release finale, non essendo dipendete dall’SDK che è stato ormai finalizzato); Sound Search adesso si appoggia pienamente a Now, quindi con relativo restyling grafico del widget, eliminando di fatto il doppione presente fino a Lollipop (il vecchio Sound Search e il widget di ricerca brani di Now); nuove animazioni per il pannello volumi; le statistiche di utilizzo della batteria si arricchiscono del consumo in mAh di ogni singolo elemento; è stato risolto il bug che lasciava il modulo radio attivo, presente da Lollipop, dopo che un’app ne aveva fatto uso, con conseguente drain della batteria; file manager raggiungibile dalle Impostazioni Archiviazione e USB; anche il menù di ottimizzazione dell’autonomia (Doze) ha subito ritocchi, sia nelle voci che nelle app ottimizzabili (adesso tutte); un generale miglioramento delle varie schede di Impostazioni, che ora vengono visualizzate in modo più consistente, coerente e chiaro; ridotto il numero di Google App preinstallate, come vogliono le nuove regole per la certificazione.

Purtroppo il multi-window non ha subito modifiche (in nessuna delle nuove Developer Preview), segno che probabilmente non debutterà in questa prima release di Marshmallow (se fatto bene, Google dovrebbe anche fornire delle API agli sviluppatori per sfruttarlo al meglio, cosa non più possibile, avendo finalizzando l’SDK).
Nelle impostazioni dei Play Service sono comunque presenti dei menù che visualizzano delle finestre in stile Picture in Picture (la cosa funziona anche in Lollipop), che possono essere spostate all’interno della pagina e che permettono di passare rapidamente tra la pagina in foreground e quella caricata nella finestra PiP, segno che Google sta lavorando a qualcosa (questo comunque non indica che il supporto al multi-window verrà introdotto nei futuri aggiornamenti dei Play Services, essendo una cosa fortemente dipendente dal sistema operativo).
Bisogna sperare di vedere qualcosa nella prima release di mantenimento, la 6.1 (che potrebbe essere legata ad un nuovo SDK, come l’attuale 5.1), visto che ormai tutta la concorrenza offre questo genere di ottimizzazioni e in M comunque qualche passo si è fatto verso una migliore gestione dei display grandi.

Adesso non ci resta che aspettare il rilascio della release finale di Android 6.0 Marshmallow, che avverrà insieme all’uscita dei nuovi Nexus (plausibilmente il 29 settembre). La Developer Preview 3 è già molto vicina alla release finale, quindi non ci si deve aspettare altre novità, se non ritocchi grafici e cose di secondo piano (l’SDK è già disponibile in forma finale, quindi le modifiche apportate successivamente non possono modificarne gli aspetti). Google Now on Tap non è ancora attivo, anzi, è sparito dalle impostazioni, ma questo dipende dall’app Google, quindi le relative API saranno fornite con i Play Services e la sua piena funzionalità sarà disponibile al rilascio.

Alla prossima 😉


 

Ultima parte

La settimana scorsa, precisamente il 5 ottobre, Google ha rilasciato le factory image della versione definitiva di Android 6.0 Marshmallow per tutti i Nexus supportati, dopo una breve presentazione il 29 settembre.

Questo sarà l’ultimo aggiornamento di questo lunghissimo post, sostanzialmente Android 6.0 è quello illustrato grazie alle varie developer preview.

Partiamo dalle parti in dubbio: tema scuro e multiwindow.
Il tema scuro non è ricomparso nella versione stabile, così come il multiwindow; entrambe le caratteristiche sono però presenti nel codice, quindi è probabile che sia solo quastione di tempo, magari bisogna aspettare la 6.1
Il tema scuro ha subito qualche modifica, ora viene chiamato Night Mode, quindi probabile che un giorno Android cambierà il colore predominante dell’interfaccia, in base all’orario (un po’ come avviene nei navigatori satellitari).
Il multiwindow è rimasto il medesimo della DP1, scarno e malfunzionante (sempre da attivare modificando dei file di sistema).
Il launcher non ha più subito modifiche, tranne che per la modalità orizzontale che continua a latitare, mentre il tuner della UI è ancora presente e attivabile tramite il metodo introdotto nella DP3.
Piccola nota per le 4 app che vengono elencate in cima al drawer, queste non dovrebbero essere semplicemente le app più utilizzate, ma il sistema tenterà di proporle in modo predittivo, quindi ad esempio possono differire in base all’orario, ad esempio, se il sistema nota che un’app viene utilizzata di più la sera, allora la proporrà in quella fascia oraria. Durante la presentazione del 29 settembre, è stato detto che questa sezione migliorerà col tempo.

Google Now on Tap, da noi sarà Now Ovunque, per ora è disponibile soltanto impostando la lingua di sistema in Inglese e funziona sia nelle app che lo supportano, che in quelle meno aggiornate, a patto che Google riconosca il contenuto della schermata. Lo swipe verso l’alto dal tasto Home è stato eliminato, lasciando solo la pressione prolungata, che richiama Now Ovunque o il classico assistente se il primo è disabilitato.

App Standby ha anche una sezione dedicata, in cui si possono mettere manualmente in standby le app e non dover così aspettare il periodo di apprendimento del sistema, questa è chiamata “App non attive” ed è presente nelle Opzioni sviluppatore.

Con Android 6.0 Google ha lavorato molto anche sul fronte sicurezza, adesso, nelle impostazioni, è indicato chiaramente il Livello Patch di sicurezza Android, in modo da fornire un rapido riscontro sullo stato di aggiornamento del sistema, qui viene indicata la data a cui risale l’ultimo aggiornaemnto di sicurezza (col nuovo corso questo tipo di aggiornamenti vengono rilasciati ogni mese, sia per i Nexus che nell’AOSP, oltre ad essere segnalati agli OEM).
Inoltre, ad ogni avvio viene controllata l’integrità del sistema operativo e del firmware, tramite Avvio verificato se qualcosa non corrisponde a quanto il SO si aspetta, viene emesso un avviso, che può avere 3 livelli diversi in base a come è stato compromesso il sistema, da un rootkit ad esempio (ma anche in caso di root).

Android Pay è stato attivato sia per Android 6.0 che precedenti (fino a KitKat), tramite l’ultima versione dei Play Services. Per ora è disponibile solo in USA, permette transizioni anche con dispositivo offline, poichè non virtualizza più i metodi di pagamento nel cloud di Google, ma li gestisce in locale tramite l’area sicura hardware che si trova nel dispositivo. Ad ogni transizione viene generato un token diverso, in modo che il POS non possa risalire alla carta utilizzata e quindi aumetare la sicurezza. Il pagamento è avviabile da qualsiasi schermata avviando il dispositivo al POS e successivamente confermare inserendo il PIN o scansionando l’impronta digitale.
Queste modifiche rispetto al Google Wallet hanno però un rovescio della medaglia, per far sbarcare Pay negli altri paesi e poter caricare le carte di pagamento è necessario che Google porti a termine gli accordi con i vari istituti bancari e con i circuiti di pagamento elettronico (come succede su Apple Pay, mentre col Google Wallet veniva sfruttato un sistema molto più simile a PayPal). Nota positiva è che i POS non avranno necessariamente avere la certificazione per Android Pay, ma è compatibile con qualsiasi POS NFC.

Il supporto ai lettori di impronte digitali è completo, come dimostrato con i nuovi Nexus, infatti sarà possibile sfruttare sensori “One Touch” che in un solo tocco accendono lo schermo e sbloccano il device (non serve prima risvegliare il terminale come succede su alcuni device).

Altra novità trapelata soltanto con i nuovi Nexus è l’Android Sensor Hub, un coprocessore (per ora disponibile solo sui Nexus 5X e 6P), gestito nativamente dal sistema ovviamente, che si occuperà della gestione di tutti i sensori dello smartphone, disimpegnando la CPU da queste attività e quindi permettendo un ulteriore risparmio energetico. La CPU verrà risvegliata solo quando c’è bisogno di un’ulteriore elaborazione dei dati raccolti dai sensori, ma il tutto verrà schedulato in modo da risvegliare la CPU il meno possibile (ad esempio le operazioni a bassa priorità, come il memorizzare in Fit i dati sui passi raccolti dal coprocessore, che richiede l’intervento della CPU, vengono rimandate).
Oltre ad una maggiore efficienza energetica, Sensor Hub permetterà anche di interpretare i dati relativi al sensore, grazie ad un particolare algoritmo svilippato da Google, fornendo quindi una maggiore precisione e rapidità. L’esempio portato durante il keynote è stato Ambient Display (introdotto con Lollipop sul Nexus 6, permette di accendere il display quando viene afferrato il terminale), grazie a questa nuova componente, il device capisce al volo quando è stato afferrato e portato “a vista” e attiva lo schermo in scala di grigi per mostrare le notifiche ricevute.

Anche le app di sistema, nello specifico le Google Apps, sono state ridotte in modo significativo su Marshmallow, in modo da tenere quanto più spazio di archiviazione possibile a disposizione dell’utente. Inoltre, alcune di queste vengono installate al primo avvio, con la conseguenza che l’utente può decidere di non installarle o rimuoverle completamente in futuro (purtroppo sui vecchi Nexus ne sono state eliminate solo 2 o 3 e tutte le altre vengono installate come app di sistema, quindi non removibili completamente, quindi novità limitata ai futuri device, compresi i nuovi Nexus).

Tra le altre cose c’è anche il supporto alla stampa fronte/retro.

 

Articolo aggiornato il 10/10/15