Editoriale: considerazioni su Android Lollipop e sulla nuova gamma Nexus

Ieri è stata una giornata importantissima per il mondo Android; cosa è successo? Google senza troppi annunci e senza troppa fatica ha svelato al mondo il Nexus 6, il Nexus 9, il Nexus Player e il nome ufficiale di Android L,  Android 5.0 Lollipop.

Come al solito Google senza nessun evento (c’è stato solo un semplice post sul loro blog seguito da una serie di video e dell’aggiornamento delle pagine ufficiali dedicate ai Nexus e ad Android)  è riuscita a generare un evento mediatico di proporzioni enormi, iniziato con i rumor post Google I/O, arrivato all’apice ieri e non ancora finito.
Nessun annuncio, solo martedì si è iniziata ad avere la sicurezza che di lì a poco tutte le carte sarebbero state svelate e così è stato, o quasi, Google è stata abbastanza furba da conservare ancora qualcosa per questi giorni, dopo che anche Apple avrà puntato tutto (oggi saranno presentati i nuovi iPad).

Ci si aspettava un nuovo tablet, un phablet che avrebbe sostituito lo smartphone e il nome di Android L, oltre alla lista completa delle novità e dei device supportati. Google ha rispettato solo in parte le aspettative, ha svelato l’HTC Nexus 9 (Volantis); il Motorola Nexus 6 (Shamu), che però è un prodotto a se, che non sostituisce il Nexus 5, ma lo affianca, diversamente da quello che si pensava, visto che rimane in listino e diventa di diritto lo smartphone Google più longevo; ha svelato l’ASUS Nexus Player, un set top box che nessuno, o quasi, si aspettava e infine dopo vari depistaggi ha confermato il nome di L, Lollipop, quello più gettonato. Ovviamente è stato stilato anche l’elenco dei device che verranno aggiornati nelle prossime settimane, con qualche sorpresa. Ma non ha svelato tutte le novità della release di Android più importante di sempre, per la lista completa dovremmo aspettare il rilascio dell’SDK definitivo nei prossimi giorni.

Veniamo ai miei pensieri.
Da ieri, nel mondo Android, le cose sono cambiate. Google ha intenzione di monopolizzare il mercato, di prendersi ogni quota disponibile. Come vuole farlo? Con la release di Android più curata, più completa, più diversa. Un sistema operativo completamente nuovo, con un’interfaccia grafica tutta nuova, adattabile ad ogni schermo e ad ogni contesto, curatissima, moderna, veloce, piena di animazioni; finalmente vicina agli sviluppatori (oltre che vicinissima agli utenti), che non dovranno più sudare sette camicie per adattare la UI delle app o per animarla. Con un linguaggio stilistico adatto al mondo mobile, desktop, automotive e web, quindi riutilizzabile senza modifiche, il Material Design.
Ma Lollipop non è solo l’UI, è un nuovo kernel; un nuovo runtime, ART che nella sua incarnazione definitiva promette faville, Google azzarda prestazioni quadruplicate e autonomia aumentata; è nuove architetture, ARM64, x86, MIPS; è personalizzazione, ci sono tante nuove opzioni che permettono di avere un dispositivo che si adatta a noi e non il contrario; è risparmio energetico; è multi utente; è sicuro; è orientato alle aziende; è ovunque, negli smartphone, nei phablet, nei tablet, nei televisori, nei set top box, nelle consolle, nelle auto, nei wearable è tante altre cose tutte da scoprire. Google ha capito gli errori del passato e ha rimediato, iniziando a scoprire L mesi fa, per far prendere familiarità, per preparare gli sviluppatori, per migliorarlo prima dell’uscita. Ha preso tutto ciò che offrono di buono le ROM dei produttori e gli altri sistemi operativi, lo ha migliorato, aggiunto altro e messo tutto in Lollipop, creando l'”Androide” definitivo.

Android 5.0 Lollipop
Per raggiungere lo scopo ha ovviamente rinnovato la gamma Nexus, senza dimenticare le vecchie glorie; praticamente Google aggiornerà ufficialmente tutti i Nexus successivi al Galaxy Nexus (non compreso, visto che non ha neanche ricevuto KitKat) e tutti i Play Edition, compresi il Nexus 10, 7 2012 e il diffusissimo Nexus 4, protagonista di una piccola svista, secondo me voluta.
Questo, non era stato inserito in elenco, nonostante si sapesse da mesi che Google stava sviluppando un firmware di Lollipop apposito, con tanto di rilascio dei sorgenti e leak di screenshot e segnalazione di bug. Dopo il polverone che si è alzato, il Nexus 4 è comparso magicamente tra i Nexus che verranno aggiornati, costringendo tutte le testate a rettificare o a scrivere articoli appositi. Difficile pensare che sia stata una svista, quel post nei giorni scorsi sarà stato riletto decine di volte, troppo importante per permettersi un errore così grossolano. Allora perché l’ha fatto? Perché Google voleva che girasse il più possibile la notizia che ha esteso il supporto dei suoi device, che ora in pratica supera abbondantemente i due anni, mentre prima erano solo 18 mesi (col Nexus 7 2012 siamo a quota 28 mesi). Insomma il risultato migliore con il minimo sforzo, come lo è stato tutto l’evento, in realtà mai fatto.

Veniamo ora ai nuovi Nexus, anche qui qualcosa sta cambiando.
Partiamo dal Nexus 9, tablet che segna il rientro di HTC nel mondo Nexus. Questo è praticamente il tablet più potente presentato fino ad oggi. Offre l’incarnazione migliore del SoC nVidia Tegra K1,con un dual core Denver a 64 bit affiancato da una GPU di classe desktop.
Questo è un vero Nexus, a partire dal design ormai conosciuto, che però si arricchisce di una cornice metallica.
Come i Nexus passati, al meglio affianca anche dei difetti, a partire dai tagli di memoria disponibili (16 e 32 GB) che ne limitano l’utilizzo; passando per il modulo LTE sfruttabile solo per il traffico dati. Per elencarli tutti aggiungiamo i “soli” 2 GB di RAM, addirittura meno dei probabili 3 GB del fratellino Nexus 6 che però non è a 64 bit (non è che tanta RAM sia necessaria, ma visto che c’erano….) e la risoluzione del display, non elevatissima (ma è comunque un Quad HD) e, rapportata alle diagonale, inferiore a quella del secondo Nexus 7, cosa che stona un po’ vista la mostruosa potenza grafica di cui è capace il K1 (ma questo può anche essere visto come un vantaggio, maggiori risorse grafiche disponibili).
In sintesi comunque un ottimo tablet, con un aspect ratio perfetto (4:3) per la sua dimensione, mutuato dal mondo Apple; con hardware di primo livello; un comparto audio che si preannuncia eccellente e una buona fotocamera; senza rinunciare a materiali un po’ più nobili, visto che la cornice e la struttura passano dalla plastica al metallo.
Come tutti i Nexus visti finora sarà esclusiva del Play Store; sarà compito di HTC distribuirlo altrove (e lo farà, non può perdere l’occasione di rientrare nel mondo dei tablet).
L’unica nota stonata potrebbe essere il prezzo. Sembra che Google voglia allinearlo a quello proposto dal produttore. Questo comporterà un aumento sensibile del prezzo, che visti i difetti intrinseci dei Nexus rischierebbe di renderlo decisamente poco concorrenziale. Si parte da 399€ per il 16 GB solo WiFi fino a superare i 500€ per il 32 GB LTE. Comunque si tratta dei listini HTC, che potrebbero differire da quelli del Play Store, che verranno comunicati solo nei prossimi giorni, quando partiranno i preordini.

HTC Nexus 9

Due parole anche sul Nexus Player, la piattaforma targata ASUS, ormai una garanzia per Google, prima di parlare della vera stranezza di questi nuovi Nexus.
Questa è una novità inattesa, visto che lo sbarco nel mondo dell’intrattenimento non sembrava fosse così immediato. Durante il Google I/O era stato distribuito un set top box per assaporare Android TV, dopo 4 mesi è già disponibile al pubblico la versione definitiva, che “aggiornerà” i nostri televisori prima dell’arrivo di modelli con supporto nativo.
A differenza di Google Chromecast, che alla fine fa solo da tramite tra lo smartphone (o il tablet) e il televisore, questo è un dispositivo a se stante e indipendente, l’erede del Nexus Q che non ha mai visto la luce. Permette di avere a disposizione una piattaforma Android completa, con tanto di accesso al mondo Google Play (con tanto di app e giochi, infatti viene distribuito con un gamepad) e assistente vocale Google Now.
Apre ufficialmente il mondo di Android all’architettura x86, essendo basato su un quad core Intel Silvermont.
Ciliegina sulla torta il prezzo molto basso, 99$, che lo pongono in diretta competizione con l’Apple TV, piattaforma presente da tempo sul mercato, ma decisamente più limitata.

Nexus Player

Passiamo ora alla vera stranezza del nuovo corso Google, il Nexus 6, il primo Nexus a marchio Motorola.
Se ricordate, avevo ipotizzato un upgrade del Nexus 5, un Nexus 5 2014, ci ho preso? No, Google ha deciso di sbarcare nel mondo dei phablet (ora più che mai sono convinto che quel numerino indica la diagonale del display, mi darete ragione quando usciranno i Nexus 5 e 6 2015 😀 ), tant’è che il Nexus 5 attuale rimane al suo posto, per accontentare tutti coloro che vogliono uno smartphone dalle dimensioni umane.
L’anomalia non sta tanto nel nuovo formato (ormai anche Apple ha ceduto), ma nel device in se. Non è un Nexus, a partire dal design. Le uniche cose che lo identificano come tale sono il marchio inciso sulla scocca e il supporto diretto di Google, con tanto di vendita nel Play Store.
Non è un Nexus perché è una versione potenziata e ingrandita del Motorola Moto X 2014, non una sua variante “alleggerita”, apparentemente non ha i soliti difetti dei Nexus. Ha un comparto fotografico di prim’ordine, un ottimo display, la migliore piattaforma hardware in circolazione, una batteria enorme, una modalità di carica rapidissima, tagli di memoria migliori. Insomma non mostra punti deboli. Chi cerca un phablet Android (non un taccuino digitale come il Samsung Galaxy Note) il Nexus 6 non ha rivali, è un diretto concorrente dell’iPhone 6 Plus.
Altra cosa che lo distanzia dai classici Nexus è la non esclusiva. Non sarà disponibile solo sul Play Store, Google con questo device ha deciso di sbarcare direttamente nel mercato classico, fatto dagli operatori e dai negozi fisici. Sarà il device che farà uscire il marchio Nexus dalla sua nicchia.
Viste queste premesse, il prezzo non sarà da Nexus e in questo caso probabilmente neanche sul Play Store, è chiaramente un phablet premium poco orientato agli sviluppatori, ma molto più al mercato di massa. Si parla di cifre che vanno oltre i 600$, lontanissime dai 399$ sufficienti per portarsi a casa la migliore variante del Nexus 5. Sia chiaro, in termini assoluti non sono cifre alte, anzi, molto più basse della concorrenza (l’iPhone 6 Plus parte da oltre 800$ col taglio di memoria da 16 GB, il Nexus 6 da 64 GB rimane anche più economico dell’iPhone 6 di base), ma sono cifre non da Nexus (come lo sono quelle trapelate per il Nexus 9, ma qui spero che Google si rifaccia in questi giorni). È chiaro che Google punta molto a venderlo con contratto tramite gli operatori (qui si parla dei canonici 99$), modalità con cui ha più probabilità di raggiungere le masse, scontentando di fatto la maggioranza degli sviluppatori (che però potranno ripiegare sul Nexus 5, che forse subirà anche un taglio di prezzo).

Motorola Nexus 6
Insomma, nuova era per Android e nuova era per i Nexus, ora più che mai molto più vicini a device per le masse che per gli sviluppatori (per il Nexus 6 a tutti gli effetti, per il 9 bisogna vedere come lo posizionerà Google).
Si può azzardare una riflessione, il Nexus 6 è il primo Android Silver, la gamma di device rumoreggiata, confermata velatamente da Google, ma mai nata. Bisogna sperare che Google insieme a questi Nexus “particolari”, continui con i soliti Nexus, top di gamma economici con qualche difetto. Vedremo le intenzioni a giorni, quando comunicherà il prezzo del Nexus 9, che rispecchia ancora questa filosofia, se sarà più basso di quello annunciato da HTC, allora possiamo aspettarci per il futuro una gamma Nexus più ricca, rivolta alla soddisfazione di tutti i palati, non solo quelli degli sviluppatori, se non sarà così….beh, Google ha fatto una scelta che forse farà perdere appeal ai Nexus.

LG Nexus 5

Un’ultima considerazione, qualcuno si è lamentato della varietà di hardware di questi nuovi dispositivi, prevedendo una possibile frammentazione, io non la vedo così. Google ha dato agli sviluppatori tutto ciò su cui è possibile lavorare: il meglio della piattaforma ARM a 32 bit, lo Snapdragon 805, affiancata allo Snapdragon 800 del Nexus 5; il meglio dell’architettura ARM a 64 bit disponibile, il Tegra K1; una delle piattaforme mobile x86 più diffuse, l’Intel Atom Silvermont. Android Lollipop supporta tutto ciò ed è giusto che Google fornisca tutti gli strumenti necessari, senza preoccuparsi dell’eventuale frammentazione, che secondo me ormai è acqua passata.

Comunque non tutto è svelato, abbiamo la nuova gamma Nexus, composta da 5, 6, 9 e Player, abbiamo il nome di Android 5.0, ma oltre a mancare i prezzi ufficiali di questi nuovi device, mancano tutte le novità di Lollipop, manca Android Wear 2.0, manca Android Auto, manca Project Ara, mancano tante cose che nel tempo salteranno fuori, come da prassi Google.
Questo è il futuro prossimo, quello remoto? Ne dico una sola, Nexus 5 2015 a 64 bit ;).