Editoriale: Che fine farà la gamma Nexus?

Questo è il primo post del genere su Digital Corner, spero che vi piacerà, forse ne seguiranno altri, se c’è un argomento ispiratore.
Per questo primo “editoriale”, voglio fare le mie considerazioni sulla gamma Nexus di Google, negli utlimi tempi se ne sono dette di tutti i colori, aggiungo anche la mia 😀

Logo Nexus

Per chi non lo sapesse Android è un sistema operativo mobile open source che negli ultimi tempi si sta diffondendo a macchia d’olio, grazie anche alla molteplicità di device che lo adottano. Google è la principale società dietro Android, da quando acquisì nel 2005 la startup di Andy Rubin. Google e molti produttori di smartphone e tablet, operatori TLC, produttori di semiconduttori e software house, fanno parte del Open Handset Alliance (OHA), il consorzio che supporta attivamente lo sviluppo e la diffusione di Android.

Essendo la natura di Android open source, chiunque può prelevarne i sorgenti e adattarlo come meglio crede ai propri device, ovviamente non è detto che l’ecosistema che viene fuori sia al 100% open source, anzi, non è quasi mai così. Infatti quasi sempre trovano posto accanto ad Android le Google Apps (tra cui il Play Store, il principale marketplace di Android), le app proprietarie di Google che permettono di accedere ai servizi che offre la società di Mountain View. La presenza di queste in un terminale è uno dei requisiti per ottenere la certificazione da parte di Google. In aggiunta al software proprietario di Google, ogni produttore sviluppa e installa sui suoi terminali il proprio, dando vita ad un ecosistema molto frammentato, dove ognuno porta avanti la sua personale interpretazione di Android. Ad esempio sui terminali Samsung trova posto il launcher proprietario, la TouchWiz, lo store di Samsung, l’assistente vocale della casa sud-coreana, ecc. Così LG e gli altri.

Dopo questa premessa, cosa sono i Nexus? I Nexus sono i terminali concepiti da Google.
Questa periodicamente sceglie un top di gamma di un produttore X presente sul mercato, lo adatta alle proprie esigenze e lo fa produrre, installando la versione stock di Android, cioè senza alcuna personalizzazione e con le sole Google Apps; inoltre lo supporta direttamente, curandone il rilascio degli aggiornamenti, che come è intuibile, sono molto rapidi e seguono il ciclo di sviluppo di Android.

Ultimamente si è parlato spesso della scomparsa della gamma Nexus.
Con l’acquisizione di Motorola da parte di Google e il rilascio dei primi dispositivi targati Google-Motorola con Android stock e ovviamente supportati dalla società di Mountain View si è pensato che i Nexus non avrebbero più avuto senso, soppiantati dai Motorola, voce smentita qualche settimana fa con la cessione di Motorola a Lenovo; a Google non conveniva fare smartphone in casa, l’acquisizione è servita ad appropriarsi di brevetti molto importanti nel campo mobile e di un’unità di ricerca avanzata, quella che ora sta sviluppando lo smartphone modulare, il Project Ara, e uno smartphone capace di ricostruire l’ambiente attorno a se.
Altro motivo che a dire di molti porterà alla morte dei Nexus, sono gli smartphone Google Play Edition. L’anno scorso Samsung e HTC hanno rilasciato un S4 e uno One con una versione di Android stock, venduti direttamente da Google in USA attraverso il Play Store, proprio come i Nexus, peccato che il prezzo non sia a livello di quello dei Nexus e sono supportati comunque dai produttori. Inoltre non hanno mai varcato i confini americani; quest’anno è toccato all’LG G Pad 8.3.
Altro motivo che dovrebbe portare i Nexus fuori dal mercato sono le presunte lamentele dei produttori, a cui seguirebbero pressioni, che non vedrebbero bene questa gamma di device venduta a prezzi decisamente concorrenziali, aggiornati sempre all’ultima versione di Android e che tra l’altro diventano sempre più diffusi; col Nexus 7 prima e con il Nexus 4 dopo qualche mese (ora il nuovo tablet e il Nexus 5, successore del Nexus 4) Google ha visto andare letteralmente a ruba i “suoi” device e l’attesa per le nuove uscite cresce sempre più. Inoltre nell’ultimo anno Google ha aperto il Play Store Device anche in molti paesi che prima ne erano sprovvisti, come l’Italia.

Perchè la gamma Nexus non scomparirà, almeno non nel prossimo futuro?
1- I Nexus sono dispositivi di riferimento, hanno hardware top di gamma, ma non sono perfetti, uno dei motivi per cui escono è indicare ai produttori la strada da seguire, per offrire un’esperienza Android quanto più piacevole possibile (Un po’ come i Surface di Microsoft, che sono l’idea dell’azienda degli ibridi che dovranno diffondersi con le attuali e future versioni di Windows).
2- I Nexus sono i dispositivi ideali per gli sviluppatori, hanno la versione stock di Android che segue il ciclo di sviluppo di quest’ultimo e dispongono di tutti i componenti hardware necessari per testare le app, senza fronzoli o sensori particolari, solo il necessario supportato nativamente da Android. Le app preinstallate sono quelle di Google, senza quindi software aggiuntivo che potrebbe modificare il comportamento del device in determinate situazioni. Inoltre il prezzo a cui vengono venduti è umano, quindi qualsiasi developer potrebbe permettersi di rinnovare spesso il parco dei device di test senza svenarsi.
3- Gli smartphone Google Play Edition non sono una buona alternativa, come già detto. Vengono venduti solo in USA; il prezzo è quello che stabilisce il produttore, che logicamente sarà in linea con la versione standard, per evitare la concorrenza interna; anche se è installato Android stock, il supporto arriva dal produttore, con ovvi ritardi nei rilasci, anche se non esagerati; dispongono di hardware aggiuntivo che diventa superfluo con la versione vanilla di Android.
4- Google in genere si affida ad un produttore che ha bisogno di essere rilanciato, quindi i Nexus hanno dei vantaggi anche per questi ultimi; ad esempio LG, prima della produzione dei Nexus 4 e 5, non godeva di una buona reputazione, ora l’uscita dei suoi nuovi device è attesissima e al Mobile World Congress che si è appena concluso è stata nominata produttore più innovativo. Stessa cosa per Asus, non aveva un nome nel mondo dei tablet, ora sono tra i più apprezzati. Inoltre Google da ampia visibilità al produttore sui propri device e questo non perde nulla, visto che teoricamente è Google a rimetterci (teoricamente perchè Google guadagna non dalla vendita dei Nexus, ma dall’utilizzo dei propri servizi da parte degli utenti) e il produttore deve semplicemente sfornare un device i cui costi di sviluppo sono già stati ammortizzati e con caratteristiche tecniche inferiori sotto certi punti di vista, rispetto al fratello su cui è basato (ad esempio il Nexus 5 ha una batteria meno capiente rispetto all’LG G2, schermo più piccolo, niente slot per SD Card, fotocamera buona, ma non eccellente e una scocca con impostazione classica). Insomma, i Nexus non sono device con cui Google potrebbe fare concorrenza agli altri produttori, diversamente dai Motorola a direzione Google, anche perchè venduti attraverso canali completamenti diversi e con modalità diverse.

Qual è il futuro dei Nexus?
Attualmente Google vende un tablet da 7″, il Nexus 7 2013 prodotto da Asus e uno smarphone da 5″, il Nexus 5 di LG. Grande assente è un tablet con schermo meno compatto, visto che da qualche mese non è più disponibile il Nexus 10 di Samsung e non è stato presentato il sostituto.
Tra qualche mese, giugno/luglio, dovremmo aspettarci un nuovo tablet compatto; si parla di un tablet prodotto da LG con schermo da 8″, quindi un Nexus 8, che per forza di cose andrà a sostituire il Nexus 7, non avrebbe senso avere due device con diagonali così simili. La base dovrebbe essere il G Pad 8.3, ma con uno schermo leggermente più piccolo (non superiore agli 8″) e senza slot SD Card, come da tradizione Google. Visto il recente accordo con Lenovo (riguardante la cessione di Motorola) e visto che Lenovo un po’ di esperienza in campo tablet ce l’ha, potremmo anche avere il primo Nexus a produzione cinese.
Nello stesso periodo dovrebbe esserci anche una new entry, uno smartwatch targato Google, ma non è ancora chiaro se farà parte della gamma Nexus, quindi non mi soffermo su questo.
Siccome manca da tempo, insieme al Nexus 8 potrebbe essere presentato anche un Nexus 10, o meglio 11 (se l’upgrade della diagonale ci sarà per il tablet compatto, perchè non far crescere anche il fratello maggiore? 3 pollici di differenza tra un Nexus e l’altro, 5, 8 e 11, in modo da dare agli sviluppatori un ecosistema variegato). Come sostituto del Nexus 10 di Samsung, si parlava di un tablet prodotto da Asus, ma non circolano più tante notizie. Dovrebbe essere un tablet abbastanza potente, quindi con uno degli ultimi SoC Qualcomm, ad esempio uno Snapdragon 801, display 2K e 3 GB di RAM.
Per l’estate le novità sono finite, il prossimo appuntamento sarà ad ottobre/novembre con il futuro Nexus 6, se si chiamerà così. Perchè non dovrebbe chiamarsi Nexus 6? I primi Nexus avevano nel nome qualcosa che richiamasse il produttore (un Nexus One di HTC, un Nexus S e un Galaxy Nexus prodotti da Samsung), poi Google con i due tablet ha cambiato nomenclatura, affiancando al brand Nexus un numero indicante la misura della diagonale del display. Col Nexus 4 è stata un po’ ambigua, questo è il quarto smarphone della gamma, quindi il 4 dovrebbe indicare questo e non la diagonale, che con i suoi 4,7″ è molto più vicina ai 5″. Col Nexus 5…. quinto smartphone prodotto a brand Nexus e diagonale da 4,95″, praticamente 5. Il prossimo si chiamerà Nexus 6, se Google ha deciso di adottare una nomenclatura diversa per gli smartphone, che segue quindi la generazione, ma col successivo dovrà necessariamente cambiare, non potendosi chiamare Nexus 7. A novembre dovremmo quindi trovarci di fronte ad un Nexus 5 2014, adottando così la nomenclatura che richiama la diagonale del display (che non varierà di molto, visto che ormai quasi tutti si stanno assestando intorno ai 5″, andando oltre si parlerebbe di phablet) per tutta la gamma.
Come sarà il Nexus 5 2014 (o Nexus 6 se vi piace di più, ma nulla vieta a Google di presentare due device con diagonali leggermente differenti, uno smarphone da 5″ e un phablet da 6″)? Inizialmente si parlava di Sony o HTC, come papabili, la prima non è ancora entrata in questo mondo, HTC ha avuto esperienze col Nexus One. Anche il nome di Lenovo ha fatto capolino, ma è più probabile che sarà una delle scelte future, quando Motorola sarà operativa sotto la nuova gestione. Negli ultimi giorni è ritornata in auge LG, forte del titolo appena conferitole. Dovremmo quindi trovarci di fronte ad un gemello diverso dello Z2, o dello One, o del G3. Dei 3 si conosce solo il primo, ma è presumibile che l’HTC All New One (One o M2) abbia hardware simile, vista la data di presentazione prossima. Quello più interessante sotto questo profilo e più compatibile con la data di uscita del Nexus è il G3 di LG, che potrebbe addirittura montare uno Snapdragon 805, i primi due hanno uno Snapdragon 801, non molto differente dallo Snapdragon 800 a bordo del Nexus 5.
Dopo questa ampia divagazione, ecco le specifiche che immagino per il piccolo di casa Google: display LCD IPS da 5″ FullHD, SoC Snapdragon 805, 3 GB di RAM, 16 e 32 GB di storage non espandibili, fotocamera posteriore da 8/10 MP con OIS e messa a fuoco avanzata, fotocamera anteriore da 2 MP, batteria da 2800 mAh, Wifi a/b/g/n/ac dual band e LTE, NFC e Bluetooth 4, Micro USB 3 con Slim Port e OTG, doppio microfono e casse stereo, giroscopio, bussola, accelerometro, barometro, GPS, sensore luce ambientale, sensore di prossimità, interfaccia IR, sensore hall, ricarica wireless e infine Android 5 😀

È tutto per questo “esperimento”, spero di non avervi annoiato col mio dilungarmi 😀 Commentate pure se non siete d’accordo su qualcosa o altro 😉