NSA, Lavabit e intrighi

Non passa giorno che non siano riportate notizie sempre più allarmanti sulle non più oscure pratiche della NSA, l’agenzia di intelligence USA  di cui siamo venuti a conoscenza grazie alle rivelazioni dell’ormai ex dipendente Edward Snowden.

Attaverso gli innumerevoli file resi noti dal Guardian, nelle vesti di Glenn Greenwald, al quale sono stai affidati da Snowden, abbiamo scoperto i vari programmi utilizzati dall’agenzia di spionaggio per tenere sotto controllo il mondo intero, in tutti i modi possibili, indiscriminatamente, invadendo la privacy del singolo individuo all’insegna della sicurezza nazionale contro il terrorismo.

Gli ormai famosi Metadati rastrellati in ogni dove, non solo entro i confini americani ma in ogni lembo di terra esistente, secondo molti esperti di tecnologie informatiche, permettono alla NSA di risalire ad ogni aspetto della vita di chiunque, grazie al programma PRISM. Una sorta di monitoraggio costante e continuo, spalleggiato da altre nazioni e con i fini più disparati, in relazione al terrorismo, dicono, ma  non sembra proprio così..

E che dire di Xkeycode, Bullrun e chissà quanti altri programmi di monitoraggio, delle backdoor piazzate nei software, della paventata complicità dei grandi del web. Beh, non so cosa ancora potremo conoscere ma già ora si potrebbe assemblare un’intera enciclopedia, con tutte le notizie pubblicate, che farebbe arrossire la Treccani. Un’enciclopedia che bisognerebbe tradurre però, vista la svogliata informazione italiana, ma del resto, alla domanda corrisponde offerta…

Circa tutte le implicazioni vere o presunte (più vere che presunte) dei colossi quali Google, Microsoft, Apple, Facebook, Yahoo! e chi più ne ha più ne metta, comincia a sorgere il dubbio che anche volendo non avrebbero potuto osteggiare l’invasione della NSA e di tutto il complicato apparato circostante, non senza pesanti ripercussioni. Forse. Crediamoci per almeno un’attimo.

Mi è venuto questo dubbio, ma subito scomparso, dopo le ultime notizie a proposito di Lavabit, il servizio di posta criptato che ha preferito chiudere i battenti e intrapendere una difficoltosa guerra contro la NSA. Si, le cose hanno preso una piega un po’ più articolata di quello che abbiamo letto all’inizio di Agosto. Meglio dire che il proprietario aveva spiegato solo in parte il motivo della chiusura di Lavabit, trovandosi alle calcagna FBI, governo federale, giudici e tribunali che gli avevano imposto il silenzio.

Il silenzio su cosa? Sui sistemi intimidatori, sulle pressioni, sui mandati di perquisizione e le estenuanti peripezie giudiziarie per ottenere le chiavi di crittografia di tutte le connessioni dei suoi 400.000 clienti, per arrivare alla sola connessione che interessava loro, quella del cliente più scomodo, Snowden.

Ladar Levinson si è sempre rifiutato, nelle diverse cause penali iniziate fin dal 28 Giugno, si scopre ora, di consegnare le chiavi di crittogragia del suo servizio a pagamento di posta, resistendo fino ad essere multato per 5000 dollari ogni giorno di mancata consegna delle chiavi. E ancora resiste ad un tribunale che ha intenzione di far rispettare le richieste di un governo che ritiene di dover essere obbedito calpestando i diritti dei cittadini.

Levinson ha intenzione di non mollare e pagare profumatamente le spese legali per difendere la costituzione degli Stati Uniti, come dice. Oggi stesso ha presentato un ricorso di cui il tribunale ha fissato il termine per il 10 di Ottobre.

Per la  causa, che con tutta probabilità lo vedrà impegnato per ancora molto tempo, ha dovuto chiedere aiuto per sostenere la sua battaglia morale, una raccolta di fondi online alla quale hanno risposto concretamente persone conosciute nel mondo tecnologico, come il blogger di Apple, raccogliendo fin’ora circa 30.000 dollari a fronte dei 40.000 calcolati per l’appello.

La NSA, come praticamente tutte le intelligence del mondo, anche se non a questo livello, è riuscita ad infiltrarsi pesantemente nello spionaggio di governi di tutto il mondo. Non si capisce bene se abbiano avuto un sussulto di indignazione vero o di circostanza, (ok, si capisce) resta il fatto che l’unico paese che ha veramente mostrato con i fatti di non accettare nè per finta nè per farsa, dopo la scoperta dello spionaggio rivolto al suo governo e presidente, il comportamento della NSA, è stato il Brasile.

Pochi giorni fa, Dilma Rousseff, ha lanciato un feroce attacco sulla questione presso l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, accusando la NSA di violare il diritto internazionale per la sua raccolta indiscriminata di dati personali dei cittadini brasiliani e allo spionaggio economico mirato su settori strategici del Paese. Una sfida diretta a Obama che ha rappresentato la più grave ricaduta diplomatica dall’inizio delle rivelazioni di Snowden.

Germania, Francia, Svezia, senza parlare di Inghilterra, Canada e Australia naturalmente, visto e appurato che hanno un ruolo pari e compatto alla NSA, hanno dato l’impressione di una reazione piuttosto tiepida, nonostante le ovvie esternazioni di indignazione e paventate simil-dure-reazioni.

E l’Italia? ah ah, non fatemi parlare.