Twitter sveglia il “can che dorme” Kim Dotcom

Twitter introduce l’autenticazione in due step, l’annuncio è stato dato ieri sul blog della società da Jim O’Leary del team di sicurezza. La mossa arriva dopo una serie di hack di account Twitter di alto profilo, tra cui The Onion,l’Associated Press, BBC, Financial Times, Burger King, Donald Trump ed altri account eccellenti.

La “verifica di accesso” funziona in modo simile ad altri sistemi di autenticazione a due fattori, in particolare come nelle funzionalità di Google, ma anche di Facebook. L’utente che accede al proprio account, riceverà da Twitter un codice speciale tramite SMS che permetterà l’autenticazione definitiva e questo secondo passo sarà richiesto ogni volta che l’utente si sconnette e riconnette.

Gli utenti possono attivare la verifica di login del “two factor authentication“, tramite le impostazioni di Twitter, sarà necessario un’indirizzo e-mail confermato e un numero di cellulare verificato sul proprio account, dopo di che,  il sistema invierà un messaggio di prova per completare l’attivazione.

O’Leary sottolinea che le App collegate a Twitter continueranno a lavorare senza interruzioni, mentre per quelle da browser che richiedono di accedere a twitter o per nuove app e nuovi dispositivi,  sarà necessaria una password monouso temporanea, sempre nella pagina delle applicazioni di Twitter.

Fin qui nulla di trascindentale, se non fosse che Kim Dotcom, si proprio lui, anzi, ancora lui, il “vecchio” Kim, riesce a far parlare di sè anche in questa occasione, ben diversa dalle sue solite vicende giudiziarie alle quali siamo abituati da tempo, considerata la sua innata propensione a dichiarazioni pubbliche che attirano l’attenzione.

Il famoso baluardo del file sharing mondiale con il defunto Megaupload ed il nuovo Mega, rivendica, forse a scoppio ritardato, la paternità della doppia autenticazione, mostrando al mondo intero il brevetto da lui registrato nel lontano 1998 e dichiarandone la violazione da parte di Google, Facebook ed ora Twitter.

Ora, ammesso e non concesso che il brevetto in questione abbia una qualche validità, nonostante la tardiva rimostranza, ci si aspetterebbe almeno una parvenza di battaglia legale intentata da Kim (di certo non gli manca il denaro) contro chi, a suo dire, gli ha soffiato da sotto il naso l'”invenzione”, o meglio, ne ha usufruito.

Ebbene no, stamattina i tweet di Dotcom si sono sprecati per la questione e si rivolge a Google, Facebook e Twitter chiedendo appoggio ($) contro DMCA. Siamo tutti nella stessa barca, scrive, usate il mio brevetto liberamente, ma per favore aiutatemi finanziando la mia difesa. (violazione copyright, estradizione in quel di USA etc.)

2013-05-23_102143

Insomma, sembra averne abbastanza di cause legali e tenta la carta della “donazione”, 50 milioni di dollari, si ma trattabili, lascia intendere. Certo è che i colossi chiamati in causa, per ora solo sul social, difficilmente si mostreranno disposti ad accettare un simile compromesso, se così si può definire, finanziando la guerra di Kim, almeno non alla luce del sole. A meno che…

Bisognerà vedere, innanzitutto, se il brevetto della futura discordia è effettivamente a prova di bomba, come sostiene il vecchio Kim o se il tutto finirà in una bolla di sapone. Comunque il sasso è stato lanciato.

“Want to buy the worldwide license to my two-factor-authentication patent? (13 countries incl. US & China) Email : twitter@kim.com” , conclude.